Siria: aiuti respinti a Deraya e crimini di guerra ad Aleppo

Amnesty International ha condannato in un comunicato stampa la decisione del governo siriano di non consentire l’ingresso, nei giorni scorsi, di un piccolo convoglio di aiuti umanitari nella città di Deraya, sotto assedio dal 2012.

Il convoglio, rimasto fermo per sette ore prima di essere respinto, conteneva latte in polvere per i neonati, medicinali e materiali educativi.

Subito dopo il rifiuto di consentire l’ingresso degli aiuti, l’esercito siriano ha colpito la città con colpi di mortaio, che hanno ucciso un padre e suo figlio e ferito almeno altri cinque civili.

Nello stesso comunicato stampa, l’organizzazione per i diritti umani, basandosi su testimonianze dirette e immagini satellitari, ha accusato inoltre i gruppi armati che circondano il quartiere di Sheikh Maqsoud di Aleppo di aver compiuto attacchi indiscriminati, ossia crimini di guerra, contro abitazioni civili, strade, mercati e moschee.

Tra febbraio e aprile 2016, questi attacchi hanno ucciso almeno 83 civili, tra cui 30 bambini, e ferito altri 700 civili. In alcuni casi, afferma Amnesty International, potrebbero essere state usate armi chimiche.

Responsabile degli attacchi è la coalizione Fatah Halab (“Conquista di Aleppo”), di cui fanno parte una serie di gruppi armati islamisti.

Sheikh Maqsoud, un quartiere di Aleppo a maggioranza curda, è controllato dalle Unità per la protezione del popolo curdo (Ypg) ma è circondato da nord, est e ovest dai gruppi armati islamisti. La periferia meridionale è invece sotto il controllo delle forze governative. Nel quartiere rimangono circa 30.000 civili, di fatto intrappolati e a rischio di un’acuta crisi umanitaria.

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